Per anni, la moda circolare è stata raccontata soprattutto come una promessa.
Fibre riciclate, capsule collection sostenibili, programmi di ritiro dei capi a fine vita e ambiziosi impegni ambientali hanno contribuito a costruire una nuova narrativa per l'industria della moda. Ma dietro queste iniziative è rimasta a lungo una domanda molto più concreta:
chi costruirà l'infrastruttura necessaria per rendere la circolarità realmente possibile, su larga scala?
Oggi iniziamo finalmente a vedere alcune risposte.In Europa, Nord America e nell'industria tessile globale sta emergendo un ecosistema completamente nuovo. Non più costruito soltanto intorno al prodotto, ma intorno a ciò che accade prima, durante e soprattutto dopo la sua vita commerciale.
Riciclo, logistica inversa, identificazione dei materiali, tracciabilità, dati di prodotto, verifica delle informazioni ed ecodesign stanno progressivamente convergendo.
Non sono più temi separati. Sono componenti di una stessa trasformazione industriale.
Dalla raccolta dei rifiuti alla gestione delle risorse
Un esempio interessante arriva da Goodwill Industries, che ha collaborato con ricercatori della Western University e del Fanshawe College per esplorare nuovi approcci al recupero dei rifiuti tessili.
Il punto interessante, tuttavia, non è soltanto la ricerca tecnologica.
È il ruolo che organizzazioni tradizionalmente associate alla raccolta e alla donazione stanno iniziando ad assumere all'interno dell'economia circolare.
I punti di raccolta possono diventare fonti di materie prime secondarie. I capi dismessi possono diventare flussi di materiali. Quello che ieri veniva classificato semplicemente come "rifiuto" può diventare una risorsa industriale.
Ed è proprio qui che emerge una delle principali sfide della moda circolare.
Il riciclo non può funzionare senza un sistema di recupero efficace.
Identificare correttamente i materiali, separare le fibre, gestire le contaminazioni, effettuare una selezione accurata e mantenere la tracciabilità sono attività tanto importanti quanto la tecnologia utilizzata per il riciclo.
Una tecnologia di riciclo straordinaria non può compensare input di scarsa qualità.
La circolarità, quindi, non è soltanto una questione tecnologica.
È una questione di infrastruttura.
Il riciclo sta diventando un'industria
Anche il mercato sta iniziando a riflettere questo cambiamento.
Il ritorno del Textiles Recycling Expo USA, dopo il successo della prima edizione, rappresenta un segnale interessante.
Non si tratta semplicemente di un'altra fiera di settore.
Quando un'industria sviluppa eventi specializzati, fornitori dedicati, produttori di macchinari, investitori, organismi di certificazione e operatori tecnologici, significa che sta iniziando a costruire un proprio ecosistema industriale.
Il riciclo tessile sta quindi progressivamente passando dalla fase della sperimentazione alla fase dell'infrastrutturazione.
Ed è una differenza fondamentale.
La regolamentazione sta cambiando il significato di "sostenibile"
Parallelamente, la regolamentazione europea sta spostando il baricentro della discussione.
L'approccio promosso dalla coalizione Make the Label Count per lo sviluppo di futuri requisiti di ecodesign nel settore tessile riflette una tendenza più ampia: la sostenibilità del prodotto dovrà essere sempre più valutabile attraverso caratteristiche concrete e misurabili.
- Durabilità.
- Riparabilità.
- Trasparenza dei materiali.
- Riciclabilità.
- Prestazioni ambientali.
Questo significa che il futuro della compliance non potrà basarsi esclusivamente su ciò che un brand dichiara.
Dovrà basarsi sempre più su ciò che il prodotto può dimostrare.
Ed è qui che la regolamentazione incontra il design.
Il design diventa il primo livello della compliance
Per molto tempo abbiamo considerato il design come il punto di incontro tra estetica, funzionalità e identità del brand.
Questa definizione non è più sufficiente.Le decisioni prese durante la progettazione di un capo — dalla composizione delle fibre agli accessori, dalle tecniche di cucitura alla compatibilità tra materiali — possono determinare la sua durata, la possibilità di ripararlo, il suo potenziale di resale e la facilità con cui potrà essere riciclato.Ma possono determinare anche qualcosa di nuovo:
la sua capacità di soddisfare i futuri requisiti normativi.
Il designer, quindi, non sta più semplicemente progettando un prodotto.
Sta progettando anche il suo possibile futuro.
Dalla sostenibilità come progetto alla circolarità come capacità
Molte aziende continuano a gestire la circolarità come un progetto separato, spesso affidato al dipartimento ESG o sostenibilità.Ma questa impostazione rischia di diventare rapidamente insufficiente.Le aziende che riusciranno a guidare la transizione saranno quelle capaci di integrare la circolarità nelle attività fondamentali del business:
procurement → product development → supply chain → dati → logistica → after-sales → resale → recupero dei materiali.
La circolarità non dovrebbe essere un'iniziativa aggiuntiva.
Dovrebbe diventare una capacità operativa dell'azienda.
Le domande che i fashion brand dovrebbero iniziare a porsi
Forse la domanda non dovrebbe più essere:
"Come possiamo rendere la nostra moda più circolare?"
La domanda più importante potrebbe essere:
"Come possiamo costruire un'azienda che sia in grado di operare naturalmente all'interno di un sistema circolare?"
Questo implica alcune priorità molto concrete:
- Costruire dati a livello di prodotto, includendo composizione, materiali, istruzioni di cura, possibilità di riparazione e percorsi di fine vita, preparando il terreno per i futuri Digital Product Passport.
- Progettare pensando alla seconda e alla terza vita del prodotto, facilitando riparazione, sostituzione dei componenti, resale e recupero delle fibre.
- Costruire partnership lungo la catena del valore, coinvolgendo riciclatori, operatori della riparazione, piattaforme di resale e organizzazioni specializzate nella raccolta.
- Creare relazioni strategiche con i riciclatori, prima che la capacità disponibile diventi un limite competitivo.
- Considerare la trasparenza come un asset, non soltanto come un obbligo normativo: dati migliori possono significare maggiore fiducia, migliore gestione del prodotto e maggiore capacità di adattamento.
Oltre il riciclo
La lezione più importante di questa trasformazione è forse proprio questa:
la moda circolare non riguarda più soltanto il riciclo.
Riguarda la capacità di mantenere il valore di un prodotto attraverso più cicli di vita.
Il vero cambiamento non avverrà necessariamente quando saremo in grado di riciclare più tessuti.
Avverrà quando saremo in grado di progettare prodotti migliori, raccogliere informazioni migliori, costruire sistemi logistici migliori e creare connessioni più efficienti tra tutti gli attori della filiera.
I brand che emergeranno non saranno necessariamente quelli che dichiareranno i maggiori obiettivi di sostenibilità.
Saranno quelli capaci di costruire i sistemi che rendono quei risultati possibili.
Perché la prossima fase della moda circolare non sarà definita soltanto da nuovi materiali o nuove tecnologie.
Sarà definita dalle infrastrutture che permetteranno alla moda di avere più di una vita.